Doppiare se stessi
Due prime volte che non mi aspettavo: dal set internazionale al doppiaggio cinematografico a Roma
Di Thomas Centaro
Ho appena ricevuto un WhatsApp dalla mia agente: “Tesoro il turno di doppiaggio è fissato per venerdì 17 aprile alle 14 a Roma”. La memoria mi riporta indietro al 2001, quando presi un treno da Milano Rogoredo per il mio primo casting nella capitale. Lepanto: la stessa fermata della metropolitana dove scesi allora… e dove tra pochi giorni scenderò di nuovo, questa volta per entrare in uno studio di doppiaggio. Non è esattamente una sliding door… direi più un deja vu alla Matrix!

Thomas Centaro tra le prime volte in sala di doppiaggio alla Merak Film (Cologno Monzese, Milano)
Successo? È solo un participio passato
A 19 anni arrivai a Roma con il cuore in gola, alle prime armi, con un futuro da costruire. Oggi torno a Roma, sempre con il cuore in gola, e con un presente ancora più imprevedibile di quanto immaginassi. In questi 25 anni non ho avuto una carriera da star, ma ho sempre lavorato. Tanto. Con dedizione e costanza. Ho attraversato ogni colore dello spettacolo: teatro, tv, cinema, radio, doppiaggio, recitazione, conduzione, eventi, scrittura, regia… Sono cresciuto, sono ben voluto, e per me questo significa avere successo.

Thomas Centaro sul set del film tv “L’uomo dell’argine” (2003)
Esserci (con la testa), non apparire
Gli attori artigiani come me sono tanti, molti più di quanti possiate immaginare: non sfiliamo sui red carpet, non posiamo per le copertine dei rotocalchi, non andiamo ospiti in tv, non veniamo assaliti dai paparazzi al supermercato (e menomale!), ma esistiamo. Con questo articolo desidero raccontare cosa accade quando arrivano delle occasioni più uniche che rare, nelle quali giocarsi al meglio quella tecnica che studiamo per anni, e che in un secondo va deframmentata e fatta passare per naturalezza.

Thomas Centaro in sala di doppiaggio
Doppio: verbo e sostantivo
Esistono diversi momenti magici nella carriera di un attore, ma c’è un traguardo in particolare che non avrei mai pensato di vivere. Anzi, sono due, quindi traguardo… doppio! Dare voce in italiano alle immagini registrate su un set nel buio di una sala di doppiaggio è già emozionante di per sé: ma quando il volto nel monitor è il tuo, la lingua con cui hai recitato in presa diretta è l’inglese, e dai la voce a te stesso, quel tempo in sala di registrazione smette di essere solo “un turno”, e diventa una grandissima emozione. Dopo anni passati a prestare la voce a personaggi animati, attori stranieri, audiolibri, spot pubblicitari e comunicati di ogni tipo, mi trovo davanti a una doppia sfida, inedita e del tutto inaspettata: per la prima volta entrerò in uno studio di doppiaggio a Roma, e per la prima volta doppio me stesso!

Thomas Centaro, ph. Myriam Bon
Set internazionale, recitazione in inglese e doppiaggio italiano
A settembre 2025 ho avuto l’onore di girare un episodio di una serie internazionale diretta da un Premio Oscar. Sinceramente non avrei mai pensato ad un’occasione simile: è stata un’esperienza adrenalinica, vissuta recitando in lingua inglese. Chi mi conosce sa che tra le mie attività nello spettacolo spicca quella di presentatore di eventi bilingue: l’inglese non è stato un problema, semmai l’ennesima sfida da abbracciare. Lavorare su un set internazionale, a quei livelli che mai avrei pensato di vivere in prima persona, richiede una verità emotiva che solo i grandi maestri come la regista che ci ha diretti sanno tirarti fuori, facendoti dimenticare la macchina da presa dopo pochi secondi. Ma la vera sorpresa è arrivata dopo: la possibilità di curare personalmente la versione italiana del mio personaggio.

Thomas Centaro in sala di doppiaggio a Milano
Doppiare se stessi: Narcisismo o perfezionismo?
Molti pensano che doppiarsi da soli sia semplice. In fondo, chi dovrebbe conoscere meglio quel personaggio se non chi l’ha interpretato? La realtà è un po’ più complessa di così. Gli attori mutaforma come me lo sanno bene: recitare una battuta a teatro, sul set, o a microfono è molto, molto diverso. La tecnica della recitazione cambia perché in condizioni diverse sono richieste delle sfumature che alle orecchie del pubblico non devono assolutamente emergere. Scommetto che è capitato anche a voi al cinema, o davanti alla tv di storcere il naso, e succede proprio a causa dell’assenza di quelle sfumature, anche a chi non è un esperto delle arti performative.

Thomas Centaro.
Un attore, due lingue
La traduzione e l’adattamento dei dialoghi possono cambiare la musicalità di una battuta ma non i tempi. Bisogna essere pronti a correggere un’intenzione che sul set sembrava perfetta ma che, in un’altra lingua e a leggio, necessita di una sfumatura diversa. La sfida è restituire in italiano la stessa “pasta” emotiva dell’inglese, mantenendo la spontaneità di quel momento vissuto davanti alla macchina da presa.

Thomas Centaro.
Il bello deve ancora venire
Per un attore doppiatore, abituato ad adagiarsi sulle labbra degli altri, prestare – anzi, riappropriarsi della propria voce – è quasi un atto di rivalsa: il lusso di non dover interpretare l’intenzione di un altro attore, ma poter rifinire la propria. Per una volta è bello così. Sarà la firma finale su una produzione che ho amato dal primo ciak. Non vedo l’ora di potervi svelare di più, intanto mi fiondo sul treno Milano-Roma, corro in studio e infilo in cuffia, perché c’è un attore che aspetta la mia voce. Quel tizio mi somiglia… Ah, già, quello sono io! 🤣

