Presentatore Eventi: perché la sostanza vale più delle parole
(e dei testi copiati)
di Thomas Centaro

In foto Thomas Centaro.
L’illusione del web vs. la pragmaticità del mestiere
Nel panorama degli eventi, l’immagine dei presentatori è diventata una merce a buon mercato. Crei un sito web in cinque minuti, digiti compulsivamente “copia e incolla” dal sito degli altri (incluso il mio), abusi senza freno dell’intelligenza artificiale per creare approfondimenti, e via, chiunque può vendersi come un esperto. Ma c’è un ma: esiste una profonda differenza tra dichiarare di essere un presentatore di eventi, ed essere veramente un professionista con venticinque anni di mestiere. Oggi desidero riflettere su alcune dinamiche che definiscono la qualità di un evento con un Master of Ceremonies preparato, e l’imbonitore che nessun brand ingaggerebbe mai.

In foto Thomas Centaro sul palco internazionale degli A’Design Awards.
Oltre l’immagine: l’etica come miglior investimento per un brand
Lo spessore artistico del presentatore, il valore del contatto diretto con il professionista, l’etica della persona e la profondità delle competenze possono non emergere da un curriculum vitae, ma sono aspetti fondamentali per la riuscita di un evento. Oggi si tende a confondere la notorietà con l’affidabilità: una star dei social può intrattenere su una piattaforma per trenta secondi, ma tenere la concentrazione sul palco per tutto il giorno richiede un mestiere ben differente. La qualità non si misura in like, ma in retention, esperienza e affidabilità, perché la priorità di un Master of Ceremonies è proteggere l’identità di brand per cui conduce, e garantire che il messaggio dell’evento arrivi al pubblico senza distorsioni. Spesso, ciò che appare come un risparmio di tempo o una soluzione last minute di richiamo si rivela non solo un grosso rischio per gli organizzatori, ma può diventare un fallimento anche in termini di ritorno per un brand. Da quando si accende la luce sul palcoscenico la reputazione di un’azienda passa nelle mani del presentatore, e sbagliare presentatore significa mandare a rotoli giorni, settimane, mesi di lavoro. E anche tanti soldi.

In foto Thomas Centaro agli esordi mentre presenta uno dei suoi primi eventi nel 2001.
Il valore del dialogo diretto con il presentatore
Sempre più spesso le aziende si affidano a portali di prenotazione automatizzati: esistono, funzionano, ma sebbene siano strumenti rispettabili per una ricerca rapida, privano il cliente di alcuni degli aspetti che citavo prima. Può una semplice scheda online descrivere chi c’è dietro una .jpg patinata come la mia in alto a questo approfondimento? Risparmiare tempo significa anche risparmiare denaro? La risposta è decisamente no: queste piattaforme applicano markup e commissioni che gravano sul budget del cliente finale senza aggiungere un reale valore strategico alla produzione dell’evento. A loro basta vendere un servizio, non hanno interesse che il presentatore compia il suo dovere. Incassano. Ciao. Fine. Avere un contatto diretto, è tutta un’altra storia.

In foto Thomas Centaro si consulta sulla scaletta con gli organizzatori dei Campionati Italiani Baristi. Ph. Michele Illuzzi.
Zero intermediari per un evento tailor made
Il fatto che io stesso stia descrivendo questa situazione sul web potrebbe suonare lapalissiano, lo so, ma il mio sito è il più cliccato, il più autorevole, e anche il più copiato in tema di eventi, e da queste parti l’AI potrebbe aprire un ciringuito a Portorico, quantomeno riguardo l’autenticità dei contenuti, e Google lo sa molto bene. Perché i marketing con cui collaboro io scelgono il contatto diretto? Parlare con il professionista è utile non solo per ottimizzare i tempi riguardo le disponibilità o le tariffe, ma soprattutto per efficienza comunicativa. Parlare direttamente con chi impugnerà il microfono permette di costruire un evento sartoriale vis-à-vis, eliminando i passaggi intermedi che inevitabilmente sbiadiscono il focus originale. Questo significa creare un evento su misura. Direttamente. Zero intermediari. Possibilmente oggi per ieri! E chi lavora (davvero) negli eventi sa che è proprio così.

In foto Thomas Centaro conduce il Cartoomics 2002. Sulla sua destra Emanuela Pacotto, Danja Cericola, Patrizio Prata, Jenny De Cesarei e Nicola Carrassi.
Le parole si copiaincollano, i fatti no
Il plagio dei contenuti dal mio sito è un fenomeno curioso: “trasformare l’occasione di un’azienda in un’attività di successo“, è una riflessione divenuta concetto e nata dalla mia esperienza. Buffo che in tanti abbiamo fatto esattamente lo stesso ragionamento, no? Ma essendo io anche autore teatrale chissà, magari è una forma di ammirazione e dovrei sentirmi orgoglioso che le mie frasi girino online più di un ritornello di Sanremo! Io leggo solo una grave pigrizia intellettuale che un presentatore di eventi (vero) non possiede nemmeno di domenica pomeriggio al parco. Per un cliente l’originalità è sinonimo di garanzia. Ecco, adesso qualcuno starà sicuramente scopiazzando anche questa, però fermati a riflettere prima di premere CTR+V, parlo della mia autenticità non della tua! Meglio specificarlo!

In foto a sinistra il testo dal sito 2020, e a destra il testo copiato in una caption di YouTube.
Dal teatro al doppiaggio: la tecnica al servizio degli eventi
I testi si possono copiare, incollare, rielaborare, infiocchettare, ma non si può fare altrettanto con i chilometri percorsi lavorando attivamente. Ora mi faccio serio con un esempio classico: la gestione dell’imprevisto non è una frase fatta, è velocità mentale, rapidità degli occhi, prontezza di spirito, agilità verbale maturata col tempo. La dizione? Chi pensa sia un accessorio si sbaglia di grosso, perché è lo strumento tecnico invisibile che rende ogni parola autorevole ed efficace. Non toglie personalità al presentatore, semmai eleva la comunicazione ad un livello superiore, e lavorando come doppiatore e narratore di audiolibri vivo ciò di cui sto parlando quotidianamente. E qui, lo so, arriva il Caos, come nel penultimo episodio di Sailor Moon! Un recruiter alle prime armi potrebbe pensare “ma questo quante cose fa?”. Poche, al meglio delle mie possibilità: si chiama arte.

In foto Thomas Centaro tra le prime volte in sala di doppiaggio alla Merak Film.
Dalla gavetta alla tecnica
Molti dimenticano che la naturalezza sul palco è il risultato di un percorso lungo e, a tratti, molto faticoso. Come si dice, nessuno nasce imparato, ed è assolutamente vero. Al debutto, venticinque anni fa, io stesso ho sbagliato mille volte: ho osato, ho cercato un equilibrio, sono inciampato, ho chiesto scusa, ho osservato, e ho raddrizzato il tiro per contenere il margine di errore. Sbagliare è umano e fa parte del gioco. Vent’anni fa, nel 2006, ho lavorato per due stagioni nei villaggi turistici per esempio: la prima ad Otranto, la seconda, per sei mesi, ad Alimathà, una splendida isola delle Maldive grande come un posacenere. È stata una scuola durissima ma preziosa, senza la quale non avrei mai avuto accesso diretto al settore degli Incentive.

In foto Thomas Centaro animatore durante la stagione 2006-2007 ad Alimathà (Maldive).
Quando la tecnica diventa naturalezza
Ma fare villaggi non serve a niente se non si possiede una base artistica granitica. Non esiste una scuola per presentatori, per questo ho scelto di sfidare me stesso. L’animazione è stata un excursus da una carriera attoriale già avviata, tuttavia ne ho fatto tesoro, scoprendo in me un’autenticità nell’interazione con gli altri che era già insita nel mio carattere. Puoi chiamarli altri, ospiti, o pubblico. Nel mio caso il teatro, il doppiaggio, la radio e la tv, per gli eventi hanno una funzione di supporto invisibile. Donatella Fanfani, la mia insegnante di doppiaggio, al provino di ammissione – con la voce dell’Incantevole Creamy – mi chiese: “Da quanti anni studi recitazione”. “Tre” dissi io. “Bene, adesso dimenticati tutto”. Perché disse così? Perché la tecnica si deve apprendere, ma va assorbita sottopelle, dimenticata e fatta propria. Se viene percepita come “naturalezza”, la missione è compiuta.

In foto Thomas Centaro in uno scatto rubato fuori onda.
La multidisciplinarietà è un valore aggiunto
Esistono vari livelli di conduzione: quella che manda in Larsen il microfono non ci interessa, analizziamo però quella energica di un evento sportivo, quella dinamica di un evento musicale, quella discreta di una serata di gala, o quella multilevel con gare, ospiti, panel, interviste e premiazioni per dieci ore in diretta consecutive, come è capitato a me! Ecco a cosa serve la multidisciplinarietà: il mio approccio offre una “cassetta degli attrezzi” variegata da cui attingere. Essere preparato non significa offrire una conduzione rigida e robotica, ma saper spaziare da uno all’altro stile con fluidità. Gli eventi sono sempre seminati di diversi momenti, e meglio ancora se all’occorrenza il presentatore sa come passare dal tono confidenziale all’istituzionale. Si può fare, si fa. Ma bisogna sapere come e quando poterlo fare. E quando a farlo è un’unica persona si risparmiano sì tempo e soldi.

In foto Thomas Centaro in un evento digitale nel 2021.
La certezza del risultato
Quando intesa per un evento, la conduzione non è solo show, è intrattenimento di alto profilo in cui è richiesto che il presentatore si faccia veicolo tra il brand e il pubblico senza primeggiare. L’effetto “prima donna” è bandito dagli eventi: non deve emergere chi presenta, ma il messaggio del cliente, chi viene premiato, chi interviene. Se chi ha il microfono in mano cannibalizza l’evento non è adatto alla conduzione di eventi, tantomeno quelli internazionali. Questa sottile sfumatura distingue un Master of Ceremonies da un principiante, ed è proprio qui che si nasconde il punto cruciale su cui i recruiter basano le proprie scelte. Se c’è poliedricità c’è metodo e studio, non improvvisazione grossolana da serata karaoke. Un cliente vuole avere la certezza che, qualunque cosa accada, sul palco ci sia un esperto che sappia dipanare ogni criticità. Un mestiere non si copia, si applica con serietà.

In foto Thomas Centaro mentre conduce un evento internazionale in inglese a Firenze.
Il valore artistico non è un optional
Quello che sostengo è il frutto di anni di esperienza sul palco, ore di diretta, briefing, scalette, viaggi, Paesi e persone. Se foste alla ricerca di un presentatore di eventi, e aveste il sospetto che un sito web sia lo specchio opaco di citazioni e concetti altrui, vi invito a chiudere la pagina e proseguire nella ricerca. Le presentatrici e i presentatori di eventi validi in Italia si contano sulle dita di una mano, e che chi cerca un Master of Ceremonies oggi cerca una persona affidabile sul lato tecnico, artistico ed umano, che sappia essere un valore aggiunto per i project manager e sia in grado di alleggerire il carico di lavoro degli organizzatori. Non ho un webmaster, curo personalmente i contenuti del mio sito. La mia storia è tutta documentata, e con i video, le foto e i feedback verificabili, ho trasformato un semplice sito vetrina in un curriculum dinamico proprio per sgomberare ogni dubbio.

In foto Thomas Centaro dietro le quinte, pronto ad entrare in scena.
La tranquillità non ha prezzo
Scegliere la competenza non deve essere considerato un lusso, ma una polizza assicurativa sulla riuscita del progetto. Mettere un evento nelle mani di un professionista è una scelta strategica. La vera differenza tra un evento che “va” e uno che “emoziona” sta tutta qui, perché il microfono è come uno scettro, non è per tutti e va messo in mano a chi sa gestirlo. Sono certo che chi parla la lingua degli eventi e i colleghi siano d’accordo con me. Quando il timer parte e le luci si accendono, non c’è spazio per le copie o i dubbi: conta solo quella sostanza autentica che ho provato a descrivere in questo articolo.
Thomas Centaro
Presentatore.
Autentico.
Per scelta.

