BIOGRAFIA
Thomas Centaro

La notte del 14 novembre 1981, Rita, una bellissima ragazza di appena 22 anni dai lunghissimi capelli castani, dà alla luce il suo primo figlio. Rita voleva fare la hostess di volo, aveva studiato l’inglese ma per un motivo o per l’altro non ha mai svolto quel mestiere, così decide di investire la sua conoscenza anglofona su quel bambino di oltre 4 kg, chiamandolo con un nome inconsueto per l’epoca, Thomas. Eh sì, quel nanerottolo obeso ero io, completamente pelato, tranne per una ciocca di capelli biondi. Capite bene che ho passato l’infanzia cercando di capire quella maledetta H a cosa servisse visto che non si pronuncia, comunque sia a modo mio ero già un’eccezione. All’asilo passavo le mie giornate in quello che nella Classe Rossa si chiamava “l’angolo dei travestimenti”, il mio costume preferito era quello del Principe Azzurro. Erano gli anni ’80, in radio suonavano Sabrina Salerno e i Duran Duran, io guardavo Bim Bum Bam, ogni Natale ricevevo il nuovo 33 giri di Fivelandia e giocavo con He-Man e i Masters, inventavo storie e mi piaceva far parlare i miei pupazzi con voci diverse, perché ogni quindici giorni mio papà Mario, che faceva il cuoco, mi regalava una collana di fiabe che si chiamavano C’era una Volta, e fu così che grazie alla voce di Paolo Poli mi innamorai della storia de Il Mago di Oz. Non ho mai avuto la cassetta numero 6 con la parte finale, ecco perché quando andò in onda il cartone animato lo seguii con grande passione, chiedendomi sempre come diavolo potessero parlare i cartoni animati… Boh! A quattro anni infilavo il 45 giri di Ballo Ballo nel mio mangiadischi Penny, mettevo un centrino di mia nonna in testa e imitavo Raffaella Carrà. Ero già un pagliaccio. Mi piaceva andare a scuola a Rogoredo, il quartiere dove sono cresciuto, ogni tanto come tutti i bambini mi inventavo un mal di pancia, ma solo perché la matematica non mi è mai andata a genio. Nel 1986, nasce il mio fratellino Andrea… erano gli anni di Kiss Me Licia, per fortuna non lo abbiamo chiamato Satomi! E alé, tanti giocattoli nuovi e tante storie nuove da inventarmi con lui. Un’infanzia serena, felice. Poi sono arrivati gli anni ’90, e qualcosa stava cambiando.

I miei genitori presero in gestione una pizzeria da asporto  e lavoravano tanto, forse troppo, così ad un tratto a 11 anni mi sono ritrovato baby sitter. Ricordo delle infinite domeniche chiuso in casa con Andrea a guardare Buona Domenica con Marco Columbro e Lorella Cuccarini, che per noi erano come degli zii. Andavo alle scuole medie, e le scuole medie sono un periodaccio per tutti: ero piuttosto chiuso in me stesso e di una timidezza inenarrabile, ma almeno i brufoli non li ho mai avuti, niente Topexan, magra consolazione! Avevo una prof di italiano che non faceva altro rimarcare la mia incapacità nell’apprendimento e nella scrittura dandomi del beota e una serie di epiteti irripetibili, una vera strega. Per fortuna c’erano Brenda, Brendon Walsh e Kelly Taylor di Beverly Hills 90210 a tirarmi su l’umore, e con loro un centinaio di ragazze che sgambettavano felici a bordo di una piscina cantando Please Don’t Go… Inutile dire che la mia preferita era quella con i capelli ricci e con quel microfono particolare, anche lei con un nome strano: Ambra! Mi chiedevo come potesse essere così brava avendo solo pochi anni più di me, un giorno anche io avrei fatto quelle cose, dovevo provare, ma come? Poi ecco che un pomeriggio un signore con i baffi mi ferma all’oratorio chiedendomi se avessi voglia di partecipare alla recita di Carnevale. Era l’occasione della mia vita, non potevo dire di no, così interpretai il Cappellaio Matto in Alice. Che paura, che adrenalina, ma che bello! Basta, avevo deciso cosa avrei fatto da grande, e pensare che da piccolo volevo fare il dentista! Nel 1994, con il cd di T’Appartengo a tutto volume, è arrivata mia sorella Elena. Pensavo che mia madre a 34 anni fosse una vecchia, ma i 13 anni di differenza mi hanno consentito di vivermi la sorellina quasi come fosse figlia mia. Nel frattempo all’oratorio mi proposero di entrare nella compagnia amatoriale dei grandi, non mi sembrava vero, stavo per liberarmi delle maledettissime scuole medie, stavo per andare alle scuole superiori, e in più avrei recitato con gli adulti! La ruota girava anche per me.

Avrei tanto voluto fare il liceo classico, ma per la prof di italiano non ero in grado, così ripiegai sull’Istituto Tecnico per il Turismo. Non potevo fare scelta migliore: inglese, francese, tedesco, tanto italiano, tanta storia, tanta geografia, tanto diritto e soprattutto una nuova vita! Solo un mese dopo la prima campanella, a 15 anni, ero a Mediaset a battere le mani tra il pubblico di Generazione X: la presentatrice era Ambra, finalmente potevo vederla tutti i giorni dal vivo! Fantastico no? No, perché non ho mai avuto il coraggio di rivolgerle la parola, però non mi importava, ero lì, ero vicino a lei, e soprattutto andavo in tv, inquadrato forse 13 secondi ogni 10 puntate ma c’ero, e osservavo tutto quello che succedeva in studio come un bambino che va a Disneyland per la prima volta. Poi ecco un pomeriggio, sotto consiglio di una giovane attrice, mi iscrivo al Centro Teatro Attivo di Milano. Cinque anni impegnativi quelli dal ‘95 al 2000: la mattina a scuola, il pomeriggio i corsi di recitazione, e nel weekend a lavorare con mio papà in pizzeria. Non mi sono mai risparmiato, ma la mia famiglia e i miei prof mi hanno sempre incoraggiato. Nel 1999 studio doppiaggio con Donatella Fanfani, la voce di Creamy, Licia, Jem, un mito, e inizio piano piano a farmi strada come speaker pubblicitario rendendomi conto ben presto che avrei dovuto darmi tanto da fare per diventare bravino. Il 2 luglio del 2000 discuto la tesina della maturità, nemmeno il tempo di fare il gesto dell’ombrello alla scuola che mi propongono un provino per Elettra di Eschilo, diretta da Fabio Mazzari, che interpretava Alfio Gherardi nella soap opera Vivere. Vado al provino, avevo preparato un bellissimo monologo di Neil Simon, ma a sorpresa proposi anche l’imitazione della moglie di Alfio, che idiota! Con mia grande sorpresa solo pochi giorni dopo avevo la parte, la mia prima vera parte, ma non potevo minimamente immaginare che con quel ruolo la mia vita sarebbe cambiata completamente sotto tutti gli aspetti. Scongiurato lo spauracchio del Millenium Bug, le prove iniziarono, era il nuovo millennio, ed ero solo all’inizio.

C’erano ancora le lire, avevo un cellulare GSM che faceva solo drin e a mala pena mandava SMS, avevo due soldi in tasca ma ero felice, stavo finalmente iniziando a fare il lavoro che avevo sempre sognato. Giravo tra studi di registrazione, sala prove, casting, e cominciavo a presentare i primi eventi, avevo spalancato la porta delle chances con una grande spallata, zero esperienza ma tanta voglia di fare. I miei colleghi attori erano persone splendide, i più grandi mi prendevano sotto la loro ala e mi insegnavano quante più cose possibili, andare alle prove era un piacere più che un lavoro, ma lo spettacolo su Elettra prima o poi sarebbe finito, e probabilmente avrei perso tutti di vista. No, non potevo pensarci! Una sera ero a teatro, a vedere uno spettacolo orrendo, scritto male e se possibile recitato peggio di come fosse scritto, così ebbi un’idea: presi un foglio ed una penna, iniziai a scrivere qualche idea, una lista di nomi, e nel giro di poche settimane scrissi la mia opera prima. Con Non Siamo una Favola? nel 2001 sono tornato nei panni del Principe Azzurro come quando ero all’asilo, non so se sono stato più corraggioso o più incosciente, ma il successo di pubblico è arrivato in maniera del tutto inaspettata, e mi ha dato la fiducia necessaria per portare sul palco la storia che fin da piccolo ho amato di più. Per Il Mago di Oz nel 2003 mi sono fatto in quattro, mesi e mesi di lavoro per pagare i costumi e gli oggetti di scena, prove, prove e ancora prove, un cast nuovo e tanta energia positiva. Io interpretavo lo Spaventapasseri: è stata un’avventura lunga decine di repliche, mai avrei potuto pensare di farlo, e invece, a soli 22 anni, finalmente avevo la possibilità di dare prova della mia creatività a tutto tondo. Poi nel 2004 è arrivata Jeanne Valois – L’intrigo della collana, un viaggio nel tempo alla corte di Versailles, costumi sfarzosi, attori sempre più bravi, tante linee narrative da intrecciare e ancora consenso del pubblico. Intanto recitavo anche per altri registi, in tv, muovevo i primi passi nel doppiaggio, ero nel vortice, ero felice, ma a 24 ho deciso di andare a vivere da solo e la musica è cambiata.

Era il 2006, la prima sera nella mia casa nuova: l’antenna della Mivar in bianco e nero in cucina prendeva malissimo. Il tv c’era Non ti muovere, da mangiare non c’era niente perché non avevo fatto la spesa, e poi senza frigorifero non puoi conservare granché, ma era aprile, così a seconda del sole mettevo la spesa sul balcone per tenerla in fresco. Forse avevo fatto il passo più lungo della gamba: nessun mobile, nessun quadro alle pareti, niente, ma soprattutto soldi pochi. I ruoli iniziavano a non esserci più, non ero più un enfant prodige, e non avevo idee in testa da realizzare. Che fare? A malincuore decido di partire per fare l’animatore turistico. Per me significava fare diecimila passi indietro, ma di necessità virtù… Mi sono divertito come un pazzo, l’affetto che mi davano le persone era qualcosa di fenomenale, forse avevo trovato la mia nuova dimensione. Tornato a Milano mi chiesero di andare a fare una stagione in montagna, ma io volevo andare al mare, e così, con voce mesta mi fu detto “Ci sono le Maldive, ma nessuno ci vuole andare, sei mesi sono tanti!”. Due settimane dopo ero già ad Alimathà: accompagnatore snorkelling, bellissimo, tre uscite al giorno di cui una notturna con le torce in mezzo agli squali… sì, squali nutrice, ma sempre squali sono! Ogni mese individuavo degli ospiti fidati a cui davo il mio stipendio da portare a mio fratello o alla mia migliore amica in Italia, era il 2007 e non il medioevo, ma all’epoca funzionava ancora così. Capitavano sull’isola anche delle società con dei viaggi aziendali, ignoravo che si chiamassero viaggi incentive. Le hostess e gli organizzatori non facevano altro che ripetermi che dovevo lavorare per loro una volta tornato in Italia, ma era una frase che mi dicevano in tanti, per cui non mi sembrava una grande opportunità da cogliere, tanto che una volta tornato a casa iniziai a lavorare in discoteca. Tu sì, tu no, tu sì, tu no… Poi un giorno ricevo una telefonata, era l’incentive house più importante di Italia che mi proponeva di collaborare. Lavorare, viaggiando, vedendo il mondo per di più pagato? Di corsa! Piano piano sono arrivati i mobili a casa, dell’Ikea ovviamente, accompagnati da qualche souvenir, ma la voglia di tornare sul palco stava tornando prepotentemente e dovevo inventarmi qualcosa per tornare a fare l’attore. Dopo tanti sacrifici lo dovevo a me stesso.

Ho ricominciato tutto dall’inizio: un nuovo book, un nuovo agente, e di nuovo da capo con i miei tre spettacoli. Per mantenermi facevo l’agente di viaggi: non vendevo aprendo il catalogo, ma consigliando i luoghi che avevo visto con i miei occhi, me la cavavo piuttosto bene, poi nell’estate del 2012 ho letto Le notti Bianche e dopo pochi mesi l’ho portato in scena, ma il pubblico voleva qualcosa di allegro, di fresco, e con tutto il rispetto forse Dostoevskij non era l’ideale. Paventavano in tanti la voglia di vedere un musical: figurarsi, io sono un attore di prosa, non potevo cimentarmi in un musical, e invece… nel 2013 ero pronto a portare in scena il musical parodia L’Odissea, dal sottotitolo Una vera Troyata, giusto per sottolineare che non poteva essere una mattonata nei denti come la versione epica di Omero. La sera della prima l’attore che interpretava Ulisse mi dice “Tommy” – mi chiamano tutti Tommy tranne per sgridarmi – “Ma se fa ridere solo me e te?”. Per fortuna si sbagliava, un successo clamoroso, un sold-out via l’altro! Finalmente ero di nuovo in piedi con uno spettacolo che piaceva, con una parodia musicale che non è certo un prodotto convenzionale sui palcoscenici snob di Milano. Avevo un nuovo stile, un pubblico in crescita, tanta ritrovata energia: dovevo andare avanti. Volevo raccontare qualcosa che nessuno aveva osato mettere in scena, una storia che si prestasse a diventare musical ma alla quale nessuno avesse mai pensato. Ero in macchina di ritorno da Malpensa quando mi è saltato in testa il titolo di Kiss Me Licia. Dopo mille tiritere tra la Siae e il suo corrispettivo giapponese, col bacio in fronte del titolare dei diritti, nel 2015 debutta Kitsch Me Licia… il kitsch non ha certo bisogno di spiegazioni! Con una tuta in jersey vinilico, guanti, orecchini e ciuffo rosso sono diventato Mirko dei Bee Hive, da non crederci. Le repliche dell’Odissea intanto sono diventate un appuntamento obbligato ogni anno, ma nel febbraio 2016 ho dovuto affrontare la rappresentazione più difficile: i ballerini, gli attori, i tecnici ed io abbiamo dato vita alla serata più spettacolare, un omaggio a quella bella ragazza dai capelli lunghi, mia madre, che da lì a tre settimane se ne sarebbe andata. Era in platea per applaudirmi un’ultima volta, con una rosa per ciascuna attrice così come aveva sempre fatto, e una rosa anche per me. Poi. con fatica, ho creato una storia inedita assurda ma divertentissima che racconta l’arrivo degli Alieni 3000 anni fa. Reset è una battuta via l’altra, una canzone via l’altra, tanti applausi, tante risate, tante ritrovate soddisfazioni. Dovevo andare avanti.

Dal 2016 sono tornato al mio amato doppiaggio, e nonostante i tanti impegni con i viaggi incentive e la presentazione di eventi mi sono sempre fatto in quattro pur di svolgere al meglio tutte le mie attività senza sottrarre tempo al teatro, che rimane sempre il mio amore più grande. Stavo godendomi al massimo il rinascimento con il musical, e cavalcando la scia dell’entusiasmo, nonostante la vita sia costellata di momenti alti e momenti molto bassi, mi sono deciso a scrivere un’opera non solo che fosse inedita, ma anche con una colonna sonora tutta originale. Non è stato semplice, ma è stato meno complicato di quanto credessi. Kim – Il Musical è stato il coronamento di un sogno a quattro mani: mentre io curavo la sceneggiatura, la regia e la produzione, mia sorella Elena, fresca di diploma di producer, ne ha composto le musiche. Wow, un’esperienza fantastica, con attori giovanissimi e talentuosi, ma non solo, perché le canzoni di Kim sono anche diventate un cd, il mio primo cd, disponibile anche in streaming e digital download. Quanto lavoro, quanta fatica, però ne vale sempre la pena. Non mi sono mai dato per vinto anche quando ho dovuto allontanarmi dal mio mestiere, tutto sommato è normale dover ogni tanto tirare i remi in barca e cercare di riflettere sul futuro, sui propri sogni, sulle proprie priorità. Io lo faccio sempre. Ho i miei pregi e i miei difetti, ma ho ancora tantissimi sogni, quei sogni che trasformo in realtà regalando al pubblico degli spettacoli belli e divertenti. Il prossimo sogno ha già un nome, sarà di nuovo una parodia, ma non voglio ancora svelare nulla finché il testo e il titolo non avranno il timbro della Siae. Ed eccoci ad oggi: ora ho 37 anni, ho sempre l’impressione di aver fatto ancora troppo poco, ma anche solo a ripercorrere le mie tappe scrivendo questa pagina mi accorgo che la mia è sempre e solo voglia di fare, di fare meglio, di fare di più, di far stare bene il pubblico in platea a teatro, di trasmettere emozioni con la voce nel doppiaggio, di tenere alta l’attenzione negli eventi, di essere empatico con il lettore, anche in questa lunga e dettagliata biografia. Per il futuro sogno di tornare a fare cinema come quando ero appena ventenne, di avere un bel personaggio da doppiare, magari in un cartone animato giapponese, e di dare l’anima a tutti i miei spettacoli. Se sei arrivato a leggere fin qui ti ringrazio, quello che ho raccontato è solo il percorso di un tizio imperfetto col nome inglese che ama il suo lavoro, che ce la mette tutta e che non molla mai, consapevole dei propri limiti e che ha ancora tanto da imparare, che bello non è mai stato ma che ha imparato ad aprirsi le porte da solo, che passa la metà delle giornate a studiare, che al primo posto mette la famiglia e l’umanità, facendo lo slalom tra una sfida e l’altra cercando di cogliere la prossima nuova opportunità. Inseguire e vivere un sogno non potrà mai essere un errore. Cosa? L’amore? Citerò uno dei miei idoli, Loretta Goggi, che a questa domanda una volta rispose “Di fidanzamento ufficiale per ora ho fatto soltanto quello con il mio lavoro, il matrimonio dopo una convivenza così bella mi sembra anche superfluo”. 😉

Thomas Centaro

RESTIAMO COLLEGATI

La mia giovinezza è il periodo che ricordo più spesso, anche se non è stato facile,
ma pieno di parole che si confondevano con il teatro
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Monica Vitti